Rinnovo contratti: Infermieri, se non ora quando

Il rinnovo dei contratti in sanità non è più rinviabile. Deve arrivare e deve arrivare presto, perché se da un lato le competenze spese dai professionisti hanno migliorato la gestione di prevenzione, cura e riabilitazione degli utenti, dall’altro la condizione contrattuale ed economica in cui gli infermieri e gli altri professionisti sanitari sono ingabbiati ha un retrogusto medievale.

Rinnovo contratti e competenze avanzate: È ora di uscire dal Medioevo
È arrivata l’ora di rinnovare i contratti in sanità ed uscire dal medioevo economico nel quale i professionisti sanitari sono imbrigliati
Le speranze di un valido riconoscimento contrattuale e normativo dei professionisti delle professioni infermieristiche, ostetriche, tecniche e della riabilitazione sono riposte in quest’arco temporale, che vede dei continui passaggi di notizie poco apprezzabili e gratificanti.

Lo sblocco del contratto dovrebbe portare oggi, prima che ad una concreta valorizzazione salariale, ad un assetto normativo utile all’inquadramento e alla valorizzazione professionale ed economica di tutti quei professionisti che fino ad oggi hanno garantito una lodevole assistenza attraverso le competenze di base e attraverso una qualificata ricerca ed elevazione delle competenze clinico-assistenziali-gestionali definite nel campo delle competenze specialistiche ed esperte.

Il problema principale per il ministro Madia, per l’Aran e per il Comitato di Settore regioni Sanità sarà pertanto quello di trovare un giusto ed equilibrato assetto per la suddivisione delle scarse risorse (individuate nell’aumento medio di 85,00 €) in un settore che conta circa 130.000 dirigenti con stipendi sensibilmente più alti.

Chiarisce qualcosa, pertanto, la lettera di Saverio Proia – consulente Aran – sulle professioni sanitarie e sulle competenze avanzate, ma non convince, perché nell’elenco delle buone intenzioni e nella suddivisione dei compiti e delle competenze proprie delle varie istituzioni si parla tanto della darwiniana evoluzione della specie (infermieristica) e di quello che dovrà necessariamente essere l’evoluzione futura delle professioni sanitarie.

Dispiace però leggere di questo cortocircuito dibattimentale che si sta instaurando tra organismi di rappresentanza e istituzioni di governo: tutti vogliono la stessa cosa, ma gli interessi per arrivare agli obiettivi sembrano divergere piuttosto che convergere
Nel bel mezzo della discussione si cerca anche di infilare una possibile lotta intestina alla Federazione che vedrebbe contrapposte figure di rappresentanza della scena politica e professionale che interessa l’universo infermieristico italiano.

Non bisogna però dimenticare quali siano state fino ad oggi le persone che hanno portato avanti con determinazione l’avanzamento, l’evoluzione e la crescita dei professionisti perché, diciamolo francamente, se non ci fosse questo reale sostegno ed interesse della politica nella definizione di spinta e crescita dei percorsi evolutivi… oggi saremmo ancora bloccati in un limbo melmoso della vecchia professione.

Appare inoltre ancora una logica di vecchio stampo quella di andare incontro alla definizione di una declaratoria delle competenze proprie degli incarichi del professionista specialista e del professionista esperto, quasi per definire quell’ombroso limite invalicabile dell’atto medico.

Insomma, un retaggio del sorpassato mansionario del passato che, piuttosto che portare benefici, potrebbe ingabbiare l’attività del professionista a discapito dell’assistenza.

Credo (o crediamo) che nel contratto debbano invece ricercarsi anche quelle consolidate opportunità che la professione infermieristica sta vivendo in contesti aziendali a forte spinta innovativa, che hanno portato la direzione delle professioni sanitarie all’interno del nucleo decisionale e strategico aziendale.

Credo (o crediamo) che debba esserci un’opportuna azione di benchmarking, che possa portare questo contesto evolutivo all’interno degli articoli contrattuali per dare la possibilità di uniformare la potenzialità di sviluppo all’interno dei contesti aziendali a qualsiasi latitudine e longitudine del territorio sanitario italiano, perché l’evoluzione non può essere solo prerogativa di aziende desiderose di sviluppo di questi modelli innovativi.

Senza la definizione di questi articoli non ci saranno declaratorie da spendere.

Credo (o crediamo) che sia ormai ora di uscire anche da questo medioevo economico che sta cercando di giustificare l’impossibilità di adeguati incrementi in busta paga.

La crisi sarà anche una brutta bestia, ma i professionisti sanitari hanno pagato a caro prezzo questa stagnazione contrattuale e di riflesso ne ha sofferto anche la popolazione.

La certificazione dell’enorme calo del fabbisogno di personale e della stagnazione economica della retribuzione è data anche dai conti della Ragioneria dello Stato attraverso il Rapporto n. 4 del Monitoraggio della Spesa Sanitaria in cui si rende evidenza del calo dell’8,8% nel periodo economico 2000-2016 a seguito di politiche di contenimento della spesa, di blocco del turn over e di blocco della contrattazione collettiva.

Tali dinamiche però devono essere integrate da una visione più complessiva del sistema che ha visto i vari professionisti delle aree sanitarie, tecniche e riabilitative far fronte alle necessità di razionalizzazione delle scelte che il sistema economico imponeva a quello sanitario.

L’attivazione di politiche e di scelte di revisione organizzativa per l’efficientamento del sistema ha visto tutti questi professionisti come attori principali di queste scelte organizzative adoperandosi con professionalità e competenza, sia sul campo che attraverso il personale investimento economico dei professionisti stessi con la formazione complementare.

In questo periodo le competenze spese dai professionisti hanno migliorato la gestione della prevenzione, della cura e della riabilitazione della popolazione anche attraverso la prossimità delle cure stesse.

C’è stata un’enorme presa di coscienza da parte dei professionisti sanitari della condizione del Sistema Italia e le aspettative che molti professionisti nutrivano sulla parte normativa rischiano di essere deluse.

Non si comprende purtroppo questa costante diatriba su delle richieste legittime di riconoscimento delle proprie competenze in una parte normativa del contratto che per forza di cose dovrà essere estremamente innovativo e guardare al futuro per lo sviluppo delle professioni stesse.

Solamente attraverso il riconoscimento normativo di queste competenze professionali potrà essere esercitato il giusto riconoscimento economico dei professionisti. Diversamente la forbice salariale sarà sempre più ingiusta nei confronti di chi ha fatto sistema garantendo, a minor costo, un’esemplare evoluzione del sistema stesso.

O forse c’è una sottile paura e scelta politica per evitare questa naturale progressione?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *